

101. L'aggressivit della politica estera della Germania nazista.

Da: J. Joll, Cento anni d'Europa, 1870-1970, Laterza, Bari, 1975.

Gran parte della storiografia concorda nell'attribuire le maggiori
responsabilit dello scoppio della seconda guerra mondiale
all'aggressivit della politica estera della Germania nazista; nel
passo qui riportato lo storico inglese James Joll ne ripercorre le
principali tappe, evidenziando come queste convergessero verso il
raggiungimento dell'obiettivo finale, ossia l'occupazione di uno
spazio vitale in cui la Germania potesse espandersi e che fornisse
alla razza superiore le materie prime a sostegno del suo dominio
sul resto del pianeta.


Adolf Hitler aveva illustrato molto chiaramente nel Mein Kampf [La
mia battaglia] i suoi obbiettivi di politica estera; ma,
esattamente come in Germania ogni gruppo si lasciava attrarre
dagli aspetti del suo programma interno che gli riuscivano graditi
e ignorava gli altri, cos i governi stranieri prendevano per oro
colato le sue dichiarazioni dopo l'ascesa al potere ed erano
riluttanti a prendere sul serio i grandi piani di espansione e
conquista delineati nel suo libro. [...].
Cos l'annunzio dell'esistenza di una aviazione militare tedesca
nel marzo 1935, l'introduzione del servizio militare obbligatorio
e la rioccupazione della zona smilitarizzata della Renania nel
marzo 1936, suscitarono bens allarmi, ma nessuna azione concreta
da parte francese e britannica, e in ognuno dei casi Londra
cominci a considerare seriamente le proposte alternative
presentate da Hitler. Dopo il marzo 1936, i francesi si
rassegnarono, in larga misura, a seguire la scia della politica
britannica. [...]   .
L'invasione dell'Austria fu la prima mossa di Hitler fuori dal
territorio tedesco, in violazione dei trattati di pace del 1919.
Essa aument il senso di crisi in Europa; ma, per Chamberlain e
per quanti credevano nella possibilit di una soddisfazione
concordata delle richieste germaniche, fu un segno che la politica
di appeasement [letteralmente: pacificazione, a costo di cedimenti
a favore della Germania nazista] doveva essere perseguita con
tanta maggiore urgenza. Tutti si rendevano conto che non si poteva
rinviare a lungo una crisi sulla questione della Cecoslosvacchia,
ora circondata su tre lati da territorio tedesco. Il resto
dell'Europa non era mai stato tenuto unito da nulla di pi solido
del Patto della Societ delle Nazioni e dal gi tacitamente
abbandonato trattato di Versailles, perch si potesse tentare
qualcosa a salvaguardia dell'indipendenza austriaca. Inoltre, i
nazisti potevano dar l'impressione d'essere entrati a Vienna come
liberatori e che l' Anschluss [annessione dell'Austria alla
Germania] fosse una grande vittoria del principio di
autodeterminazione. D'altra parte, la Cecoslovacchia aveva un
solido trattato con la Francia, che obbligava quest'ultima a
correrle in aiuto in caso di attacco. .
I tedeschi in Cecoslovacchia, circa tre milioni in tutto per lo
pi concentrati nell'area adiacente al confine con la Germania e
nota come la zona dei Sudeti, non si erano mai sentiti a loro agio
nella nuova repubblica. Bench nella stabilit e prosperit
relativa dei tardi anni Venti alcuni dei partiti politici
tedeschi, specialmente quello socialdemocratico, collaborassero
col governo, la depressione del 1930-32 aveva colpito le industrie
nei Sudeti e generato, come altrove in Europa, un clima favorevole
alla propaganda nazista. [...] Hitler, quando venne il momento di
cercar di distruggere la Cecoslovacchia, pot far leva su appoggi
entusiastici e ben organizzati entro i suoi confini, e presentare
le rivendicazioni dei tedeschi dei Sudeti come una richiesta di
legittima autodeterminazione alla quale era difficile che liberali
e democratici stranieri potessero in buona coscienza opporsi.
[...].
Durante l'estate 1938, la pressione sul governo ceco aument.
Poich, cedendo alle insistenze degli alleati, Benes [Edvard
Benes, presidente della repubblica cecoslovacca dal 1935] offriva
ai tedeschi dei Sudeti un grado sempre maggiore di autonomia,
Hitler disse a Henlein [politico tedesco dei Sudeti] di chiedere
concessioni ancor pi vaste. [...] In tutte quelle settimane,
Hitler si serv di ogni risorsa a sua disposizione per creare un
senso di crisi e di torti intollerabili subiti dai tedeschi in
Cecoslovacchia, mentre i nazisti dei Sudeti sfidavano apertamente
le autorit e facevano del loro meglio per produrre una situazione
di caos e di disordine. Per Chamberlain e per molti inglesi era
incredibile che Hitler potesse mai scendere in guerra quando era
chiaro che tante delle sue richieste ufficiali potevano essere
soddisfatte; il primo ministro decise quindi di incontrarsi
personalmente con lui per appurare che cosa esattamente avesse in
animo. Il 15 settembre 1938, compiendo il primo volo in vita sua e
portando l'ombrello che per molti osservatori era il simbolo della
pacifica societ borghese ora messa faccia a faccia col nazismo,
raggiunse Berchtesgaden, in Baviera.  .
Le conversazioni lo incoraggiarono al punto che, rientrato a
Londra, elabor un piano di concessioni che Gran Bretagna e
Francia dovevano persuadere il governo ceco ad accettare, e che
comportava n pi n meno la cessione alla Germania della maggior
parte delle aree di lingua tedesca. Bench a Praga alcuni
parlassero di combattere all'ultimo sangue per difendere la
patria, Benes cap che non v'erano alternative. La fragilit della
repubblica era sempre pi evidente: non solo polacchi e ungheresi
rivendicavano le terre di cui credevano d'essere stati
ingiustamente defraudati alla conferenza della pace, ma anche gli
slovacchi erano sempre in cerca di mezzi per ottenere l'autonomia
della loro provincia. La sola speranza per Benes era di chiudere
il pi rapidamente possibile la crisi e - bench sia probabile che
non avesse molta fiducia nell'esito finale - cercar di consolidare
la repubblica cecoslovacca senza i suoi abitanti tedeschi e con la
promessa di una garanzia franco-britannica dei suoi nuovi confini.
.
Ben presto, tuttavia, apparve chiaro che neppure questa soluzione
avrebbe soddisfatto Hitler. Quando Chamberlain si rec per la
seconda volta in Germania incontrandosi con lui a Godesberg, in
Renania, il Fhrer insistette non solo per un regolare
trasferimento del territorio da cedersi, ma per la sua immediata
occupazione ad opera di truppe tedesche. Per qualche giorno sembr
che la guerra fosse inevitabile, e che i francesi, pur non
disponendo di piani militari, non avessero altra scelta che di
onorare gli impegni assunti verso la Cecoslovacchia. Malgrado per
la mobilitazione della flotta britannica, Chamberlain, come quasi
tutti in Gran Bretagna, non poteva ancora capacitarsi di quanto
stava accadendo: Com' orribile, fantastico, incredibile, disse
in una radiotrasmissione il 27 settembre 1938, che noi dobbiamo
scavare trincee e provare maschere antigas a causa di una
controversia in un paese lontano fra gente di cui non sappiamo
nulla! E ancor pi impossibile sembra che una vertenza gi
appianata in linea di principio debba essere l'oggetto di una
guerra. .
Comunque, una soluzione che salvava la faccia fu trovata.
Mussolini, che a questo punto era ansiosissimo di evitare una
guerra europea alla quale l'Italia non era n militarmente n
economicamente preparata, e in cui non poteva sperar di recitare
una parte brillante, rispose all'invito inglese di intervenire
presso Hitler e lo convinse a rinviare ogni azione in attesa di un
ultimo sforzo di Chamberlain per raggiungere una composizione
pacifica del conflitto. Il risultato fu l'incontro a Monaco il 29
settembre fra Hitler, Mussolini, Chamberlain e Daladier - ma
nessun rappresentante della Cecoslovacchia - che diede un po' pi
di rispettabilit internazionale alla soddisfazione delle
richieste hitleriane. [...] .
La pace era stata salvata; e l'acclamazione popolare sia a
Chamberlain che a Daladier (del quale si dice avesse creduto che
la folla all'aeroporto volesse non tanto salutarlo, quanto
dimostrare contro di lui) al loro ritorno, mostr che la politica
di Monaco, per quanto umiliante sembrasse per Francia e Gran
Bretagna, e disastrosa per la Cecoslovacchia, corrispondeva al
desiderio dei popoli europei di pace quasi ad ogni costo. La crisi
rivel molte cose circa la natura delle relazioni internazionali
in Europa. Essa era stata risolta da quattro potenze -
Inghilterra, Francia, Germania e Italia -, che avevano imposto la
loro decisione a un piccolo Stato, la Cecoslovacchia. I cechi, e
specialmente Benes, che si dimise pochi giorni dopo l'incontro di
Monaco e lasci Praga, non lo dimenticarono mai. [...] .
Nemmeno i russi lo dimenticarono. Erano stati ignorati dalle altre
potenze durante la crisi. Non erano stati invitati a Monaco. Non
si era presa alcuna nota dei discorsi che il loro ministro degli
Esteri, Maksim Litvinov, andava tenendo a Ginevra a favore della
sicurezza collettiva e di un solido fronte unito contro
l'aggressione tedesca. [...] .
Si  molto discusso su che cosa sarebbe potuto avvenire se Gran
Bretagna e Francia fossero entrate in guerra contro la Germania
nel 1938; ma  impossibile trarre da questi argomenti ipotetici
alcuna conclusione sulla capacit dell'esercito ceco a respingere
un attacco tedesco, o sullo stato relativo degli armamenti dalle
due parti. E' certo che la Gran Bretagna e, in una certa misura,
la Francia utilizzarono l'anno fra Monaco e lo scoppio definitivo
della guerra per affrettare i tempi del loro programma di riarmo.
Ma  un errore credere che la consapevolezza delle deficienze
negli armamenti inglesi e francesi abbia avuto un grande peso
nella decisione di abbandonare la Cecoslovacchia al suo destino
nel settembre 1938. Essa fu il risultato, soprattutto, di un
intenso desiderio di pace, del profondo orrore suscitato dai
ricordi della prima guerra mondiale, e della riluttanza a credere
che Hitler pensasse davvero alla guerra come mezzo per raggiungere
i suoi fini. [...].
Tuttavia, passata la prima impressione di sollievo, molti
cominciarono ad essere meno ottimisti, e un freddo senso di
apprensione per l'inverno cal sull'Europa. .
Nel marzo 1939, Hitler scopr le sue carte. Esattamente come un
anno prima, gli sviluppi interni in Austria l'avevano deciso a
realizzare l'intenzione di annettere il paese, cos ora l'attivit
dei nazionalisti slovacchi e i tentativi ungheresi di ulteriori
revisioni confinarie gli offrirono l'occasione di ottenere ci che
non gli era riuscito al tempo di Monaco. Sfruttando il pretesto
della domanda slovacca di aiuto e delle solite lagnanze dei
tedeschi rimasti in Cecoslovacchia per quelli che pretendevano
fossero i torti insopportabili subiti da parte dei cechi, il 15
marzo 1939 Hitler mand il suo esercito ad occupare Praga. I
cechi, il cui presidente era stato personalmente ricattato da lui
con la minaccia della distruzione della capitale per bombardamento
aereo, non opposero alcuna resistenza. E poich la crisi era
cominciata con la richiesta slovacca di indipendenza, i governi di
Londra e Parigi poterono sostenere che l'applicazione del
dispositivo di garanzia delle frontiere fosse, nel caso specifico,
esclusa. La Slovacchia divenne uno Stato indipendente; i tedeschi
dichiararono un protettorato sulle province ceche di Boemia e
Moravia e le sottoposero al loro diretto dominio; gli ungheresi
occuparono la provincia della Rutenia. Hitler aveva finalmente
dimostrato senza possibilit di dubbio di non considerarsi legato
da alcun trattato internazionale e di essere pronto a raggiungere
i propri scopi con qualunque mezzo. Bench l'ansiosa domanda che
si era posta durante tutti i mesi invernali circa la sua prossima
manovra avesse trovato una risposta temporanea, era ormai chiaro
che Hitler avrebbe fatto seguire alla distruzione della
Cecoslovacchia un altro passo verso la conquista di Lebensraum
[spazio vitale] in Oriente. Il 21 marzo, dichiar di prendere
possesso del distretto di Memel, ai confini fra la Prussia
orientale e la Lituania, dopo che quest'ultima, volente o nolente,
aveva accettato un ultimatum tedesco. Ora sembrava quasi certo che
la prossima vittima sarebbe stata la Polonia.
